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  theobroma [ Nemo me impune lacessit ]
 
 
         
 


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4 ottobre 2004

Oltre la stanchezza...

... C'è una dimensione di distrazione cronica, come se attorno alla testa avessero girato del cotone spesso, attorno alle orecchie e per gli occhi una sottile nebbia, e non è confortante la Siracusa Catania da sola senza testa in un peggioramento continuo e profondo di salute fisica e mentale... D'accordo. Ho testato l'aitudinarietà dell'uomo, smettendo di dormire, se non ore e mezz'ore sparse e disturbate durante il giorno, non ne sento quasi più il bisogno, e non ne vengo interessata nemmeno... morirò senza accorgermene, probabilmente. Il mio bioritmo può tutto. Stesso discorso per il cibo. D'accordo, spero di perdere almeno quei 25 grammi che mi augura il mio Lui (...il mo bel Lui, chissà fino a quanto riuscirà ad esserlo... ) D'accordo, altri pensieri, lavoro 24ore su 24. Sorrido, penso a tutto non mi lamento. Penso al caffè da preparare, alla frutta da lavare. Comprare pulire rifare. Tirare sollevare, imboccare. Mi chiedono conforto e lascio sulla spalliera della sedia la maglietta tolta e qualsiasi stanchezza avvertita, sono più forte del cielo. E il cielo se lo colpisci non puoi fargli male. Piango nel posteggio del supermercato. Mi basta la prima sciocchezza a disposizione, grazie. Oltre la stanchezza. D'accordo. Mi aspetto un guadagno... Mi aspetto la sua vita restituita integra e bella come l'abbiamo lasciata qualche mese fa.

..e tu (preghierina) aspettami...


 




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26 settembre 2004

qst non è decisamente la mia giornata.

A che serve avere ragione? La risposta è banale.

Il nervosismo sminuzza e divora. Poco male. Mi rialzerò in piedi. Qualsiasi cosa pensino o farfuglino gli altri. Altri chiunque. Per primo mio fratrello. Che non mi conosce e non mi capisce, mi usa la sua testardagine addosso come un ariete. Mentre Gaia piange per telefono. Mi toccherebbe consolarla? Vorrei capire cosa abbia, probabilmente piange per me. Sdrammatizza. Ma sdramamtizzare in certi casi non è una buona mossa. Chiude, le mancheranno i miei pranzetti, si trattiene le lacrime. Chiamo lui che non avevo capito dovevo chiamare più tardi, quasi mi rimprovera, chiudo di botto e rimango sdraiata sul letto. Oggi non è proprio la mia giornata... ma a chi interessa? Passeranno le tristezza. Sfileranno via come ombre sull'asfalto trascinate dal vento. Oggi e adesso rimango chiusa in me come se io stessa fossi una serratura, uno sgabuzzino e la bimba rannicchiatasi dento. Come la polvere stessa, o il silenzio. Come l'acqua che cade dagli occhi. Come il sale che caratterizza le lacrime. Parlo di lacrime ma non piango. Sono cocciuta in silenzio immobile. E mi scoppia un gran mal di testa.




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25 settembre 2004


La sua testa è un pallone. I suoi occhi un lago coperto. La sua bocca è una fornace. Biascica parole che non pensa arrotolando il fango. La sua testa è un pallone. La sua mano un tronco. Il suo salutare infantile. E il suo credere e il suo tentare. Le posso vicino cinque minuti, e provo a raggiungerla. E temo sia triste oltre il sonno in cui è piombata costretta, e temo abbia paura e odio, lì dove non può credermi o sentirmi reale. La sua testa è un pallone e la sua bocca non esiste. E' un embrione, un feto, lenita da una stoffa di placenta. E' dentro il ventre viscido di una madre, un ventre di vetro di una stanza chiusa. E' dentro il mio ventre, il mio stomaco il mio petto, nel vuoto dela mia paura. Del mio amore, della mia forza, oltre alle mie lacrime, e la mia voce gliela purifico e setaccio, gliela modello ché le arrivi serenza e dolce...

Vorrei svegliarmi. :.(




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25 settembre 2004


Ho infranto promesse. Quando il sogno e la speranza sembrano renderci forti, ci rendono forti solo in sogno e speranza. La realtà poi, decide e dispone senza chiederci opinione. Forse ride, anzi. Ride di noi, che non prevedendo il futuro annaspiamo. Ho freddo e rabbia. E taglierei il mondo. Orizzontalmente, a strisce. Le avevo promesso di salvarla e di portarla via. Ma sono stati più veloci di qualsiasi mia folle corsa. L'hanno raggiunta dento le mie braccia, e l'hanno tramutata in sangue mentre la stringevo. Ad un tratto stringevo il nulla. E l'hanno tramutata in acqua tra le mie falcate e mi sono ritrovata ferma e da sola. Non riesco a ripetere la vita che mi è sbattuta addosso in questi giorni, ragazzi, tristi come mai potevo immaginare, tesi e tristi, e affamati, deserti di ghiaccio. Alle sei di mattina, e per tutta la notte, di un lenzuolo. Della sua bocca storta e dei sui occhi persi e vaganti, caduti, della sua mano che gira e si tiene, cercando di fermare la stanza, afferrando il tubo della flebo vicino al letto. La sua età, nel suo tentare. Cinque anni o poco più. E chiamare da un corridoio vuoto, aiuto, a risonderti il vuoto, o un golfino che arriva dal sonno, mi guarda col lento dispiacere di chi non farà comunque nulla. E il suo delirio e rimprovero... non voglio piangere, non posso piangere, non lo dirò a nessuno. Racchiudo gridando qui il pugno di sensazioni che lego, spago colanna, al mio collo. Mi si richiede forza, e forza sarò.




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19 settembre 2004

Animula vagula, blandula

Mi approprio di questo frammento, riflettendoci su...

«Un tempo ho creduto che un certo gusto per la bellezza avrebbe surrogato le mie virtù, e avrebbe saputo immunizzarmi dalle tentazioni troppo volgari. M'ingannavo. Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque, come un filone d'oro che scorre anche nella ganga più ignobile, e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti, anche se insudiciati e imperfetti, prova il piacere raro dell'intenditore che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni.»

da Memorie di Adriano, M. Youcenar

Tante volte, il mio passato.




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19 settembre 2004

Buongiornoblog...

oggi è una bellissima giornata... non piove in casa e ho ritrovato i taglietti prestrappo nello scottex in bagno. Lei è sveglia e non si ricorda, nemmeno l'esistenza, di ieri... ieri che finiva con me addormentata rannicchiata accanto a lei sulla poltrona, esausta. Sveglia alle 6e30 oggi fuori era notte livida e bagnata, diluviante, sgrusciosa di lampi a cadere, e oltre il vetro la mia pelle crespata dal freddo, io mi chiedevo da quel buio come nascerà questa mia giornata?


Bella :) raccontiamo ieri ridendo a lei, che non si capacita :) ascolto Perfect Day e Oh my love di Lennon, mi stiracchio e sorrido.




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17 settembre 2004

Manù

... quando le cose cambiano colore disgona guardare in modo diverso...




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16 settembre 2004


... mi si indurisce lo sguardo. una puntura per farla abbassare. Le mani tremano e gli occhi non vedono. Zia Agata è grande, è una foglia rattrappita, è troppo grande per fare punture. Ma la sua esperienza vale la nostra tranquillità. La mia tranquillità. La mia Santa Mancanza di qualsiasi responsabilità.E mi si indurisce lo sguardo e i miei occhi diventano di granito. Aguzzi. Lame senza manico. Lame per me che tengo e per il mondo che mi fronteggia. Il mondo è la stanza in cui mi trovo e i suoi abitanti, a  me intorno. Non è quasi mai niente di più, in fondo, se non l'intornno. Lame per la zia con gli occhi appoggiati ad occhiali inutili. Lame per mio padre. E me ne scappo attraversando il corridoio con le mani in sangue ed un canovaccio di parole avvolto, sigillato.




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16 settembre 2004


... eppure vorrei dimenticare, tanto dimenticare, dimenticare tanto...
mi distraggo con la sua lingua in bocca, e il suo sapore mi rimane, mi rimane in mente e mi mordo le labbra anche dopo. In macchina altri giri.
Il resto mi balza al cuore e vorrei cedere. Guidare, gli occhiali da soli e dietroi miei occhi, occhi neri, neri dal mascara rotto al sole. Schegge. E i miei occhi sono le mie caverne, denutrite. Ora non mi sento l'anima, solo il mio stesso battito velato da inghiottire.




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14 settembre 2004


certo che il sonno mi divora... mi sento di plastilina. Il sonno sono due mani grandi che mi appallottano, schacciano, modellano... I miei occhi sono biglie, cadono giù da orbite che perdono forma... e i pensieri diventano ronzii fastidiosi e sempre più distanti. Scrivo dall'ade, scrivo dal nulla... splaf *




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14 settembre 2004


Oggi ho rinunciato a lui dovevo riposare. Mi sono data all'ingrasso. Ho sonno e sento la pelle brufolarsi e i capelli cresparsi e gonfiare fino ad esplodere. Oggi lui al telefono mi faceva ridere... riesce ad attivarmi i neuroni anche quando credo di non ave più alcuna risorsa :) E questo è positivo... :)




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14 settembre 2004

Promessa

 

 

 

 

 

 

 

ti prendo stretta, ti accuccio, forte tra le mie braccia, protetta e calda, sotto la mia guancia, solida e ferma, ma morbida, sul mio petto, avvolta tutta, sarò veloce, sarò imprendibile, sarò costante tenace immortale.

Sarai oltre le terre di ogni paura e a te, miei baci avvolta, sembrerà solo un balzo.




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14 settembre 2004

Tornata... mi sembra una parola grossa...

ma ci stiamo provando in tutti i modi.


Capita maggiormente che la vita mi stia stretta... che io abbia voglia di fuggire, di dimenticare e soprattutto d'ESSERE DIMENTICATA!
di rompere qualsiasi cinghia imposta o fuligine di tempo che lega e rallenta...
e ricominciare. Semplicemente. Cambiare strada, possibilmente rotta. Divagare. Via.


Adesso, tornerei... semplicemente. E' una salita che voglio lasciare, voglio fare inversione, reggendo bene il manubrio traballante, e tornare indietro mollando i freni, urlando, strepitando, via.
Vento addosso instabile nessun peso.
Con il sudore addesso che dopo la fatica ti rinfresca, ti cambia stagione sulla pelle, senza altri pensieri.
Tra una ciocca di capelli e l'altra che balzano. via...


Non so se si è capito... via, via, via... semplicemente.




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9 settembre 2004


Mi piace scrivere delle persone che compongono i miei giorni. Mi piace osservare minuziosamente le persone che incontro, come se il mio sguardo potesse intrappolarli in una tela di ragno. Vederli volare vicino. Poi intrappolati sentirne l'odore. Avvicinarmi. Divorarli di fame. Piano.


Oggi Lui si è ritratto al mio sguardo. Come il dito che gioca con la fiamma di un accendino. Ha fatto un balzo indietro...


Lui mi piace. Credo. E penso di essere la solita. La solita ritrosa. Diffidente. Introversa. Complicata... Poi mi sveglio e mi rendo conto che sono ronzii inutili, questi problemi che mi tesso da sola, in testa.


Lui mi piace. Mi piace il suo odore. Mi avvicino alla sua maglietta e scivolo fino alle sue mani. Grandi. Ha mani grandissime. Ed è sfuggente. Si. Questo suo moto continuo in fondo agli occhi mi attira... l'inquietudine mi conquista.


E dicono io dia un senso di serenità e di dolcezza...




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9 settembre 2004

Non voglio dormire....

... anche se ne avrei bisogno! Eppure mi rifiuto....

Voglio, voglio, voglio... qualcosa che non riesco a definire. Voglio un lieto fine.

Questo pezzo di mia vita è come un libro lungo e pesante che si contorce ma non smette, sembra dilungarsi all'infinito, fin'a sfiancarti, pesante e noioso, insopportabile... basta. E voglio avere certezze e vincere. Segnare i punti e ritirare la coppa. Mi sembra di stare sempre in mezzo...

Voglio, voglio, voglio. Qualcosa per cui essere certa. Qualcosa per cui senta di poter impegnare tutta me stessa in una scommessa.

Voglio lasciarmi andare... spiccare il volo, a peso morto, sull'acqua molle, venire inghiottita ad occhi chiuso, dal ventre dacqua.

Voglio. Non ritrovarmi più in nessun passato. Voglio la Pimpa di questo pomeriggio. Voglio un bacio.




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8 settembre 2004

Adesso vado....

Breve appunto sulle persone che ruotano intorno a me che ruoto intorno ad un letto bianco di un viso una camicia da notte un sorriso come una nuvoletta, in un microcosmo staccato dal resto.

Egi mi scrive mi fido di te "in fondo" con le sue solite parole che analizzano e soppesano ma che chiedono e offrono una sensibilità oltre le righe, oltre i suoi occhialini e il suo tono, classico.

Manuela che non ho intenzione (almeno per il momento) di chiamare in altro modo, si ricarica ieri sera per telefonarmi e per dirmi che oltre le distante i suoi abbracci mi raggiungono forti... E' la sua voce l'abbraccio più forte, sembra rompersi e rincorrermi, per me... per me.

Magic touch mi scrive messaggini e fa squilli. Per ricordarmi in ogni istante che sono nei suoi pensieri... mi chiama per chiederemi se può chiamarmi e rimaniamo ore. Mi raccotna della sua moto, dell'aia che si è presa in faccia e delle foto che ha fatto per rubarmi e portarmi la sua libertà... che voleva comprarmi un palloncino a forma di sambernardo perchè faceva ridere...

....

sono senza parole.




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3 settembre 2004

qualcosa che distrae...

Comunque se mi dovessero chiedere qual è il posto d’acchioppo migliore, ormai non avrei dubbi. Altro che palestra o biblioteca: l’ospedale! Tra infermieri, guardie, parenti dei pazienti e anche i pazienti stessi… c’è da ridere! Mia madre dice che sono come il miele, e questa  è una cosa che sinceramente mi fa ridere, almeno questo  

Finito il mio caffè, fatte anche le scorte per il frigorifero, posso uscire a sbrigare faccende…

Un bacio blog, tornare ogni tanto mi fa bene. Racconto sprazzi, i primi casuali che mi scorrono in testa, e va bene…




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3 settembre 2004

grigio

La vita a volte è un buco in cui cadere, un fosso una galleria, una tana di coniglio dal panciotto e l’orologio. Verrai divorato all’arrivo, o no e ti chiedi sempre quale sia la norma, se una norma esiste…

 

Le persone, in ospedale, si avvicinano per raccontar la propria vita. Come assetati. I tuoi occhi, le tue orecchie lì, le tue mani, acqua da cui attingere. Si respira lentezza, il tempo si dilata come stoffa che assorbe, aspetto si inzuppi.

Chiedo ad un infermiera dove trovare un medico, sono due giorni che non dicono niente anche se continuano a passare, indagare, oscultare. «In questo momento il medico ha cose molto più importanti da fare» scandendo le parole per bene, alzando il capo ma continuando a non guardarmi negli occhi. Guardami che ti riduco in cenere, pensavo. Certe persone umanamente non possiedono un gran valore. È una strana seppur doverosa e solita puntualizzazione. Perché ci ostiniamo a considerare proprie dell’uomo certe qualità date dall’intelletto e dal sentimento che non sono indistintamente avallo di tutti, spesso nemmeno dei molti. Qualcuno, raramente.

Quando descriviamo i cani scegliamo quelle loro caratteristiche universali, e così per le piante o gli oggetti inanimati. Per l’uomo abbiamo delle ambizioni, invece, speranza di vanità…

 

Le aspettative creano la delusione. È risaputo. Senza aspettative dovremmo avere l’autonomia quasi assoluta del soggetto. L’assenza è libertà. Un ospedale non conosce la libertà, spesso, troppo spesso e le aspettative anche se non vorrebbero esserci sono speranze fame bisogno.




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3 settembre 2004


Ebbene, aspetto che la macchinetta del caffè sia calda, frazionata dal mal di testa, che rallenta. Mi sento lenta, come una statua che anche se vorrebbe un passo, il passo le si nega con fermezza e derisione di vita. Mi sento stanca e immobile, ma saranno i giorni che continuano ad andare pesanti...




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27 agosto 2004

fugace

I baci di tindari mi sembrano sogni ricevuti da un altro tempo e un'altra vita. I baci del tramonto e della roccia a picco su di noi, in pareo e passi malfermi e le ombre arricciate della radura.
Adesso l'ospedale è bianco, spesso senza odore, è attesa che dilata il tempo fino a renderlo di cartone, io rannicchiata e invece in piedi, con gli occhi grandi per vedere e aspettare, e ancora aspettare, parole.
Le sedie sono blu, le piante verdi e gialle....
... devo andare...




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25 agosto 2004

Ritorno...

... gironi lenti e densi. Parlerò di loro per rifissarli nella memoria come a riesaminare le fotografie! Adesso solo stanchezza e ritorno, un ritorno bellicoso di luce staccata e incontri violenti e infimi, e un dolce cuore che sta male e troppo caldo, delirante tra le lenzuole...

Progetti per questi giorni: rimboccarmi le mani e curare, assistere, sistemare... Mandare a fanculo il resto che merita.

 

Baciblog




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22 agosto 2004

cambio di programma....

Tre giorni girovaghi e senza sosta nè rientro, un bacio al mondo! Ritornerò, cercando parole per raccontare...




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22 agosto 2004

Dovrei leggere di più sul Buddismo...

 

 

Inspirando, mi calmo
Espirando, sorrido.
Dimorando nell'attimo presente,
So che è un attimo meraviglioso!

Thich Nhat Hanh




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22 agosto 2004

Buongiorno :)

Aspetto mi vengano a prendere... e non so cosa ne faranno di me!

So che mi posso fidare, che mi aspettano baci e sorrisi.

 

 




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21 agosto 2004

aiutoooooooo

******** uffi ********

Mi sono stancata, oggi questa rabbia, non mi lascia. Anche se esco, ritorno infastidita. Anche se prendo in mano il telefono, non compongo numero, perchè non mi va di sentire la mia e l'altrui voce. Anche dopo la mezza scatola di biscotti al cocco e al cioccolato. Torna e ritorna. Ed io adoro i biscotti al cocco e al cioccolato...  




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21 agosto 2004


Se apro a ventaglio i miei pensieri, il primo che pesco è Fastidio... il secondo una voglia matta di passeggiare seguendo il venticello fresco che si è messo a corteggiarmi dalla finestra. Il terzo è una solitudine improbabile, un desiderio di silenzio e volti senza occhi. Come Modigliani, come i cappelli di Magritte.

Il quarto pensiero ancora non esiste.




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21 agosto 2004

capita spesso che io pensi a questo pezzo, trovato in giro...

... quando i complimenti sono troppo agghindati, o la gente crede di vederti parlandoti addosso.


Avevo appena ricevuto gli auguri di Buon Anno dall'idiota di turno su una della TV locali. Mi infastidiva sentirmi augurare Buon Anno da un emerito sconosciuto. Come faceva a sapere chi ero? Potevo essere li' con una bambina di cinque anni appesa al soffitto per le caviglie e imbavagliata, intento a farla a pezzi.




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21 agosto 2004

se avessi voglia sarebbe margaritas

 


 



 


 


Essere ubriachi e' un buon travestimento.


Io bevo, così posso parlare con le teste di cazzo.


Me incluso.



 


(Jim Morrison)


 




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21 agosto 2004





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21 agosto 2004


Sono arrabbiata col mondo, con la mia vita, il mio personalissimo ed egoistico pezzo di esistenza.

Ma totalmente. Sono arrabbiata con tutto, e con gli angoli e con i particolari. E vorrei essere piromane adesso, appiccare, accende e bruciare. Questo tutto che mi appartiene ma a cui non appartengo, non voglio, non mi basta. Vorrei artigli invece di dita, per graffiare sangue. Sentire l’alcol di strappi sottili squarciare le mura che mi circondano, la mia stessa pelle, corazza, vita.

Voglio dare come sentire, lo stesso sangue, lo stesso bruciare.

 

Non dovrei lasciarmi alla rabbia.

Una voce dentro di me è istericamente preoccupata per l’ordine, e gira e si aggira frenetica tra le mie stanze interiori, con occhi in fuori e mani pronte a sorreggere il mare di nulla che disordina e invade. Ma il mare non si sorregge a due mani semplici e nude.

Un desiderio non si sazia con l’invocare sempre pazienza su pazienza. Senno, ragione, temperanza.

E la mia anima si sente in colpa della sua stessa impotenza. Ma all’interno di questa mia scatola di rabbia, infinitamente piccola, non so perdonare, non voglio. Metto il broncio a braccia conserte.

 

Una mano sulla mia testa, si intreccia rapida con i miei capelli, scivolando in una carezza. Una scia di calore, un conforto, una carezza. Non c’è ma vorrei che ci fosse. Probabilmente come morderei il resto, la morderei.

 




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sfoglia     settembre       

Sono qui in mezzo...   

 

 

                         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perennemente in pausa caffè